21:34Dorian: L’ha seguita senza chiedere spiegazioni lungo il tragitto, limitandosi di tanto in tanto a controllare che la pioggia non stesse raggiungendo il taccuino custodito sotto la giacca. La prudenza riservata alle pagine non si estende affatto al resto della sua persona. Quando raggiungono il terrazzino ha già i capelli scuri umidi, la camicia chiazzata sulle spalle e il nastro rosso legato al polso più scuro del solito. Indossa abiti pratici, scelti con la consapevolezza che una passeggiata proposta da Alynrae avrebbe potuto condurlo ovunque tranne che lungo una strada comoda. Si ferma sotto la tettoia e percorre con lo sguardo il Varco, dalle torrette alla massa di ferro battuto, soffermandosi infine sul movimento di chi vi lavora sotto la pioggia. «Sorpreso sì.» ammette, senza provare a fingere il contrario. «Avevo considerato un laboratorio, un archivio clandestino, forse un luogo in cui avresti potuto dimostrare che la matita non è sempre la soluzione più efficace.» Un’occhiata scivola sulla falce assicurata alla schiena di lei. «Questa possibilità, in effetti, non l’avevo esclusa del tutto.» Si avvicina al margine del terrazzino senza uscire dal riparo e appoggia gli avambracci alla balaustra. La giacca ottanio, già scurita dalla pioggia sulle spalle, si tende appena lungo la schiena, mentre una delle due matite infilate nel gilet rischia di scivolare fuori e viene ricacciata al suo posto con un colpetto distratto. Il nastro rosso legato al polso aderisce ormai alla pelle umida. Scruta il Varco con l’aria di chi stia cercando di capire se debba ammirarlo o sentirsi personalmente sfidato. «Dalla città sembra una promessa di protezione. Dall’Esterno, invece, immagino abbia il garbo di una porta chiusa in faccia.» Inclina appena il capo verso di lei, il sorriso di nuovo più vivo. «Dimmi che non mi hai portato quassù soltanto per verificare se soffro di vertigini. Sarebbe un esperimento piuttosto deludente.»

21:45Alynrae: Dorian è stato previdente, in effetti—anche se constatare la sorpresa di lui finisce con lo strapparle un sorriso sbilenco dal retrogusto vagamente soddisfatto. Mai quanto il suo elenco, che addirittura arriva a rubarle l’accenno di una risata, niente di troppo vistoso ma è comunque una parentesi dal piglio quantomeno genuino. «mi fai una persona piuttosto losca, Dorian.» considera, di primo acchito. Esita. Corruga la fronte. Quindi, serafica, decreta che- «e fai bene.» ah, ecco. «una parte di me voleva portarti alla Fossa. … non per fartici combattere, giuro, solo per farti vedere dove sono cresciuta. Magari un’altra volta.» slunga il passo anche lei. Punta a sistemarsi al fianco dell’altro, senza invadenza, con le dita di entrambe le mani che finiscono puntellate contro la ringhiera di turno. Non guarda Dorian, la prima manciata d’istanti. Ma torna a sbirciarlo nel momento in cui lui si schiude, scollando gli occhi dal varco in lontananza per portarli su di lui, a soppesarne l’espressione con un’attenzione che si fa un po’ più spiccata. «è maestoso, vero? è maestoso e … fa riflettere.» ammette, prima di pressare le labbra l’una contro l’altra. Inspira a fondo, pare ammutolire per qualche istante—una parentesi che non fa nemmeno in tempo a diventare cupa: la tira di nuovo fuori Dorian d’altro canto, strappandole l’accenno di un’altra risata e una sguardata un po’ più vispa, sempre tracciata di sguincio. «nah. Conosco posti molto più alti..!» figuriamoci. Tra l’altro con che faccetto lo sta dicendo, nemmeno si stesse già prefigurando chissà che. la buona notizia è che la smette quasi subito, preferendo piuttosto constatare che: «ti ci ho portato più o meno per quello che hai detto tu poco fa. Penso che non esista un posto migliore in tutta Neapolis per … per sfidarci a mettere le cose in prospettiva. Per capire quali limiti siamo disposti a varcare per arrivare dove vogliamo arrivare. Per. Ricordarci perché facciamo quello che facciamo, quando le cose sembrano diventare. Difficili. Pesanti.» e, sulla scia di quella constatazione, gli occhi tornano ad appigliarsi quasi esclusivamente al cancello massiccio in lontananza. C’è un altro po’ di silenzio. Lungo. Vischioso. Finché: «niente uova, quindi.»

22:00Dorian: Accoglie la prospettiva della Fossa con un interesse fin troppo immediato, tanto da distogliere per un momento lo sguardo dal Varco. «Hai appena trasformato “magari un’altra volta” in una promessa.» le fa notare, voltandosi appena verso di lei. Gli occhi scendono sulla falce assicurata alla sua schiena, ne seguono le rifiniture dorate e poi tornano al profilo di Alynrae. «E non preoccuparti. Non avevo pensato che volessi farmi combattere. Almeno non prima di avermi spiegato le regole e indicato un’uscita.» Quando lei si sistema al suo fianco, torna ad appoggiarsi alla balaustra. Il sorriso si attenua mentre ascolta Lyn, senza interrompere le esitazioni né cercare di riempire i silenzi tra una frase e l’altra. «È maestoso.» ammette infine, seguendo con gli occhi la massa di ferro e le torrette ai suoi lati. «E credo che tu abbia ragione. Da qui è difficile fingere che un limite sia soltanto una linea.» Le dita scorrono una volta sulla ringhiera umida. «Quelli degli altri sono semplici da riconoscere. Li osserviamo da fuori e sappiamo subito quando sono stati superati. I nostri diventano eccezioni, necessità, decisioni che promettiamo di riconsiderare quando avremo risolto qualcosa di più urgente.» Inclina appena il capo, come se provasse a seguire il confine oltre il punto in cui riesce a vederlo. «Forse non possiamo decidere in anticipo fin dove saremo disposti ad arrivare. Possiamo però ricordarci di controllare, ogni tanto, se stiamo ancora andando verso ciò che volevamo. O se abbiamo iniziato soltanto a difendere la strada che abbiamo scelto.» Solo allora si volta davvero verso di lei. L’attenzione nello sguardo è aperta, ma non insiste su ciò che Lyn non ha ancora detto. «Quindi sì. Penso che sia un buon posto per rimettere le cose in prospettiva.» Alla constatazione sulle uova, il sorriso di Dorian si riduce fino a sparire. Torna a guardare il Varco, ma per un istante lo sguardo si perde nel vuoto come se vedesse altro. «No. Niente uova.» ripete, questa volta senza ironia. «Ed è difficile pensare che sia un dettaglio.» Le dita si fermano contro la ringhiera. Piega appena il capo verso Lyn. «La domanda è se siano state portate via prima che il villaggio venisse attaccato, oppure se sia proprio per loro che qualcuno ha svuotato quel posto.»

22:13Alynrae: L'esordio di Dorian le strappa un sorriso sbilenco, un po' più morbido del precedente: finisce col piegare la testa in un paio di cenni di assenso, con il gettargli addosso una sguardata più lunga, appena più aguzza. Prima di decretare che «hai fegato, huh? … d'accordo. La prossima volta alla Fossa, se sei determinato. Tra il pubblico, però, ché il punto della Fossa è proprio questo. Di regole non ne ha, e se non stai attento ne esci orizzontale.» ammette, arricciando le labbra in una smorfia. E' maestoso, il Varco. Lo conferma anche la recluta. Lei è tornata a guardare lì col piglio un po' rapito di chi sta guardando qualcosa che in una certa misura meraviglia sempre - e una dolorosa familiarità che scalpita sul fondo degli occhi, a testimonianza del fatto che quei siparietti, per lei, devono essere tutt'altro che una novità. Forse la novità è che non siano in solitaria, questo sì. Perché dopo qualche momento di silenzio lascia calare nel discorso un «grazie per essere venuto qui con me.» dal suono sorprendentemente docile, per i suoi canoni. Confidato piano come si farebbe con una segreto, prima di blindarsi in qualche altro momento di silenzio, scandito da nulla più che lo scrosciare della pioggia. «… già. Sai, la prima volta che ho visto il Varco ho pensato che *morivo* dalla voglia di attraversarlo. Di vedere che cosa c'era fuori. Se sarebbe stato bello, se sarebbe stato spaventoso. Ho pensato anche che una volta varcato non ci sarebbe stato più niente in grado di tenermi ferma--ma la realtà funziona in modo un po' diverso, alla fine della fiera.» così. Parlicchia, si racconta. L'altro torna a guardare il Varco, lei invece - in un curioso quanto involontario gioco di alternanze - non lo guarda più. Sta guardando l'espressione di Dorian, il sorriso che scivola via. E' sfumato anche quello di Lyn. «… avrei tanto voluto tornare da Lizu con una buona notizia.» ammette, in un rantolo. «non so che cosa pensare. So che abbiamo un sacco di altre domande per Lizu, volevo giusto chiederti di venire con me a parlarci. Io non gliela saprei mai spiegare come si deve tutta questa storia di totem, taccuini, frequenze, cose. Non sono una tipa particolarmente intellettuale, non mi--riuscirebbe molto bene.»

22:24Dorian: Non commenta subito l’avvertimento sulla Fossa. Si limita a sollevare le sopracciglia, come se l’assenza di regole e la concreta possibilità di uscirne orizzontale non avessero ridimensionato il suo interesse quanto avrebbero dovuto. «Tra il pubblico.» concede infine. «Non voglio tentare il suicidio. Ho ancora cara la pelle. Anche se non lo dimostro.» Il ringraziamento di Alynrae, invece, lo coglie meno preparato. Si volta verso di lei e per un istante l’espressione perde quella vivacità pronta alla replica, lasciando spazio a qualcosa di più quieto. «Grazie a te per avermi portato.» risponde con la stessa discrezione con cui lei glielo ha affidato. Non aggiunge altro, come se tentare di alleggerire proprio quel momento potesse rovinarlo. Quando Lyn riprende a raccontarsi, Dorian torna a guardare il Varco. Ne segue le parole senza interromperla, con gli avambracci ancora appoggiati alla ringhiera e le dita ferme sul metallo umido. «Forse attraversarlo non ci rende liberi da tutto ciò che può trattenerci.» considera dopo un poco. «Ci permette soltanto di scoprire quali cose abbiamo scelto di portarci dietro. E quali riescono a seguirci anche senza essere state invitate.» Il tono non è cupo. C’è piuttosto la curiosità di chi non considera quella scoperta una sconfitta, anche quando pesa. Il riferimento a Lizu gli fa abbassare brevemente gli occhi. «Lo avrei voluto anch’io.» ammette. «Ma credo che una risposta incompleta sia ancora meglio di una rassicurazione sbagliata. Soprattutto per lei.» Si volta poi verso Alynrae, senza lasciarle il tempo di dubitare della richiesta. «Verrò. Possiamo mettere in ordine quello che abbiamo trovato prima di parlarle, così da non sommergerla con ipotesi che non sappiamo ancora distinguere dai fatti.» Esita appena, poi aggiunge: «Chiederei anche a Lilah di accompagnarci. Non soltanto perché ha lavorato sui simboli. Una parte di ciò che abbiamo trovato sembra riguardare il modo in cui i rettilomorfi tramandavano la loro storia. Lilah potrebbe accorgersi di qualcosa nel modo in cui lei risponde, o formulare domande che a noi non verrebbero.» Un angolo della bocca si solleva. Le concede una breve occhiata di sbieco. «Ci stiamo inimicando i piani alti del CED?» Le chiede con tono più basso, riservato. Non sembra spaventato, piuttosto come se stesse chiedendo conferma del tempo o dell'ora.

22:40Alynrae: L’interesse di Dorian non si ridimensiona affatto. Anzi, Lyn sta lì a soppesarsi la sua espressione finendo con lo snudare un altro sorriso sbilenco. «heh. Capisco l’attitudine.» snocciola, rifilandogli una strizzata d’occhio. Una cosa rapida, lasciata sfumare in fretta, prima di concedersi un sorriso più morbido – fugacissimo – in corrispondenza della sua replica successiva. Il Varco, di nuovo. «non si scappa mai abbastanza lontani, vero? Da certe cose.» ammette, in un rantolo. Prima di ricomporsi, quando torna a parlare di Lizu. E di Lilah, in effetti, tant’è che a quella questione annuisce subito. «certo. Provo ad organizzare un incontro: noi tre e lei. non so davvero se si riuscirà a fare, in teoria l’autorizzazione che ho per certe cose è sempre valida, in pratica-» in pratica. Ci stiamo inimicando i piani alti del CED? Ci mette un po’ a rispondere, ma tutto sommato il silenzio potrebbe essere la risposta più eloquente che abbia da offrire di primo acchito. In seconda battuta invece ci sono le questioni più pragmatiche, come il constatare che «-in pratica vediamo se ce lo lasciano fare. stessa cosa sul portare gli Sciamani al totem. Non è detto che Aspera ci conceda indagini ulteriori, specialmente dopo l’Assemblea. Il Quartiermastro ha ipotizzato di setacciare l’avamposto, ma. Mi sembra solamente un modo per far tirare un’aria ancora più brutta, se davvero le uova fossero là ho la netta sensazione che chi di dovere si preoccuperebbe di non farcele trovare in loco. E poi non penso ci siano. Non sono nemmeno sicura che Aspera sia della stessa pasta del Ricognitore Acqueverdi. Odio quanto brancoliamo ancora nel buio in tutta questa faccenda.» ammette, prima di cedere il passo a uno sbuffo. Se ne rimane in silenzio per qualche altro momento. Dopodiché bisbiglia, di rimando: «ci stiamo inimicando i piani alti del CED.» «io—mi sono inimicata i piani alti del CED. Non perché voglio fare tutto per conto mio o chissà che altro, è che. Specialmente per l’Assemblea, mi sono esposta parecchio per avere certi voti. Dopo che avevo riempito Aspera di cazzate sul perché avevo trattato i rettilomorfi con gentilezza, per cui immagino che tutto sommato me lo merito. E poi è normale, siamo una struttura gerarchica. Gli sputi vanno giù a catena, chi sta più in alto se ne becca un po’ di più. Cazzate del genere. … non è niente.»

22:53Dorian: Rimane in silenzio mentre lei mette in fila autorizzazioni, avamposti e ostacoli che sembrano moltiplicarsi a ogni frase. Le dita seguono distrattamente una goccia lungo la ringhiera, ma quando lei corregge quel “ci” in “mi” gira lentamente il viso verso di lei. «No.»La replica arriva quieta.«Ci stiamo inimicando i piani alti del CED. Tu hai iniziato prima, te lo concedo.» Un angolo della bocca si solleva appena, senza togliere serietà al resto. «All’Assemblea ho visto esponenti del Corpo sostenere l’opposto di ciò che stavo dicendo io davanti a tutti. Per qualche momento mi sono aspettato che qualcuno mi rimettesse al mio posto. O che decidesse che il mio posto non fosse più nel Corpo.» Non sembra turbato dalla possibilità. Torna a guardare il Varco, con una calma che non ha nulla di costruito. «Non sarebbe stata la prima volta che mi ritrovavo ai margini. Ho trascorso buona parte della mia breve esistenza lì, per scelta o perché qualcuno aveva deciso che fosse il posto più adatto a me.» Inclina appena il capo. «Non è nemmeno una posizione così terribile. Dai margini si vede meglio quasi tutto il resto.» Il pollice sfiora il nastro umido stretto attorno al polso. «Ma stare in piedi davanti a quella folla e difendere un popolo che quasi nessuno sembrava disposto a considerare davvero ha avuto un effetto che non avevo previsto.» Il sorriso ritorna, più sottile e acceso. «Credo mi sia piaciuto. Non il conflitto. Il fatto di non essermi tirato indietro quando sarebbe stato più semplice farlo.» Lascia passare un istante prima di proseguire. «Quindi non penso che tu abbia fatto tutto da sola. E non penso che meriti quello che ti arriva addosso soltanto perché hai scelto di trattare Lizu e gli altri con gentilezza. La gerarchia può spiegare perché gli sputi scendono. Non significa che dobbiamo restare immobili sotto la traiettoria.» Lo sguardo scivola di nuovo sul cancello, ma questa volta c’è qualcosa di più saldo nel modo in cui lo osserva. «Voglio trovare quelle uova. Voglio capire chi ha attaccato il villaggio.» Inspira piano. «E voglio che questa storia abbia una fine. Non per forza lieta. Credo che ormai sarebbe una pretesa difficile da sostenere. Ma almeno una fine che non cancelli chi l’ha vissuta e che costringa i responsabili a restare dentro il racconto.» Solo allora torna a guardarla. «Perciò organizza l’incontro con Lizu. Chiediamo a Lilah di venire.»

23:06Alynrae: No. Non se l’aspettava, a quanto pare, perché effettivamente si ritrova a ruotare la testa verso di lui di modo da non rivolgergli solamente il profilo. Se ne rimane ferma in quel modo per qualche momento—con un’obiezione che pare lì lì per formulare, ma che non arriva davvero. anzi. Cede il passo, una volta tanto, a un ascoltare più mansueto, l’aria un po’ interdetta di chi è stata presa in contropiede. Ma non ha l’aria di esserne veramente dispiaciuta. Anzi, si potrebbe giurare che a un certo punto le stia sfuggendo un sorriso che è diversissimo dai soliti: è tutta così, Lyn, tutta sorrisi impenitenti che tagliano la faccia, sorrisi smargiassi nemmeno dovesse sfidare il mondo a cavarglieli di bocca—più o meno a metà del discorso di Dorian invece le labbra finiscono con l’incresparsi in un’espressione che sa di morbido, se non addirittura … confortato. Arriva presto il piglio più vispo degli occhi, un cameratismo che la spinge a sporgersi un po’ verso di lui nel *tentativo* di rifilargli un colpetto con la spalla contro il braccio. «ma dai. Ti ci vedo tantissimo, in mezzo a tutte quelle capocce urlanti, a tenere il punto. Davanti ai Pionieri. Davanti ai Giustizieri. Davanti al cazzo di Stratego di Neapolis. Non penso di essere abbastanza grande da riuscire a contenere tuttotutto il modo in cui mi sento orgogliosa di te se ci penso, sai? – avrei voluto esserci. Un giorno ci sarò.» enuncia, con gli occhi che si fanno un po’ più aguzzi. Li sposta di nuovo sul cancello, anche lei. Inspira a fondo. Drizza la schiena, tende le spalle. Tira un po’ su il mento, anche. Non si sta impettendo, si direbbe semplicemente essere tornata a cucirsi addosso un piglio più marziale. Non con l’aria stanca di chi lo mantiene per dovere, col naturalissimo slancio di chi in cuor suo lo sa, che non potrebbe vivere che così. e nei suoi propositi dev’essersi fatto di nuovo più saldo. «troveremo quelle uova. Capiremo chi ha attaccato il villaggio. Capiremo chi ha ucciso i nostri compagni all’avamposto. … e lo giuro davanti agli Spiriti – chissà se ci sentono. Mi piace pensare di sì. Faremo tutto quello che potremo perché quei ragazzi abbiano la giustizia che meritano.» «organizzo con Lizu. Chiediamo a Lilah. Se dovremo pestare qualche piede, ehi. … meeeglio chiedere perdono che permesso. A volte. Coff.»

23:17Dorian: Incassa il colpetto della spalla con un lieve ondeggiare del busto e qualcosa nel sorriso gli cambia. L’orgoglio espresso da Alynrae sembra coglierlo più impreparato di qualunque minaccia ricevuta all’Assemblea. Per un istante abbassa gli occhi verso la ringhiera, come se il metallo bagnato potesse offrirgli una risposta adatta. «Non credo di aver mai sentito qualcuno dichiararsi tanto orgoglioso di me subito dopo avermi immaginato mentre discuto con lo Stratega.» commenta infine. Il tono è leggero, ma non abbastanza da nascondere del tutto quanto quelle parole lo abbiano raggiunto. «È una combinazione pericolosa. Potrei iniziare a pensare di meritarmelo.» Solleva di nuovo lo sguardo verso di lei, trattenendolo qualche istante più del necessario. «Un giorno ci sarai.» Non lo formula come un augurio. È una constatazione semplice, sostenuta dalla stessa sicurezza con cui lei ha appena promesso giustizia ai compagni caduti. «E sospetto che, quando succederà, le capocce urlanti avranno molte più difficoltà a ignorarti di quante ne abbiano avute con me.» Quando Alynrae torna a raddrizzarsi, fa altrettanto quasi senza accorgersene. Si stacca appena dalla balaustra e guarda il Varco mentre lei pronuncia il proprio giuramento. Non scherza sugli Spiriti, né mette in dubbio che possano sentirli. Il pollice passa lento sul nastro rosso legato al polso, in un gesto che somiglia più a un pensiero che a una vera abitudine. «Troviamo le uova. Ricostruiamo quello che è successo al villaggio e all’avamposto. E se non riusciremo a riportare indietro chi è stato perduto, almeno impediremo che venga ridotto a una nota scomoda in fondo a un rapporto.» Inspira piano. «Non so se gli Spiriti ci sentano. Ma Lizu sì. Lilah sì. Le persone che hanno votato contro di loro sì. Per ora può bastare.» Alla proposta di chiedere perdono invece che permesso, inclina il capo verso Lyn con aria pensosa. «È un principio che trovo sorprendentemente solido.» concede. «Purché si scelgano con attenzione i piedi da pestare. Alcuni potrebbero rivelarsi collegati a persone molto più alte e molto più rumorose del previsto.» Il sorriso gli torna sulle labbra, più acceso.

23:33Alynrae: A certe esternazioni Dorian pare impreparato, Lyn da parte propria non ha alcuna fretta di cercare risposte. Ha solo quel modo di fare che inevitabilmente s’associa ai meos più tradizionalisti, a quelli più ferocemente orgogliosi delle proprie radici: pigli così diretti da rasentare il brutale, e allora spesso finisce che è così nel male, a volte succede che lo è nel bene. che l’apprezzamento verso qualcun altro le crepiti addosso con la stessa forza e la stessa sfacciata trasparenza con cui lo fa tutto il resto. Continua così, anche mentre gli soffia che- «parte del mio lavoro qui non sarà solo dirti che te lo meriti—sarà darti gli strumenti perché tu ne sia convinto davvero. Sono un ricognitore: è parte del mio ruolo, saper guardare lontano.» in senso metaforico oltre che in meri termini percettivi, pare. Il resto lo fa uno dei soliti ghigni un po’ sleali – ahn, rieccola – e lo specificare a mezza voce che «far chiasso invece è solo una spiccata vocazione.» Ma finisce con l’essere assorbito tutto da quella parentesi di solennità, nel momento in cui entrambi enunciano propositi allineati. Un cenno di assenso, uno solo. Come a indicare che si, sono d’accordo. Tant’è che «per ora può bastare.» conferma. Quanto al resto, invece. «staremo attenti, sì. ho imparato che non sempre pestare piedi è la soluzione più ottimale, che può essere molto più pratico aggirarli. Basta solo capire bene quali … limiti si è disposti a varcare.» sbircia il Varco, di nuovo. Questione di istanti, questa volta, ché nei momenti a seguire sta già tornando a occhieggiare Dorian per svelargli che: «e poi stavolta parto avvantaggiata. Brassard—buon’anima~» dev’essersi rianimata un po’, pare. In quel frangente d’altronde le labbra si arricciano in un sorriso poco vistoso ma che finisce col riverberare sul fondo degli occhi rossi, facendoli più vispi per una buona manciata d’istanti. Almeno il tempo necessario a raccontare all’altro che «-s’è offerto di insegnarmi a contare fino a dieci prima che io mi metta a dire le cose che veramente vorrei dire. … spero che lo sappia, che dieci secondi non basteranno mai. Ma sì, confido lo sappia. Oh beh. Comunque m’impegnerò, insomma.»

23:44Dorian: La osserva per qualche istante senza trovare subito una replica. La dichiarazione di Alynrae sembra avergli sottratto persino la consueta prontezza con cui trasforma ogni cosa in una battuta. Le sopracciglia si sollevano appena, poi lo sguardo scivola di nuovo verso il Varco. «È una responsabilità piuttosto impegnativa.» considera infine. Il tono è leggero, ma la voce resta più bassa del solito. Le concede una breve occhiata laterale, accompagnata da un sorriso che si fa più aperto. «Ma suppongo che, se sai guardare tanto lontano, non abbia molto senso discutere con te su quello che riesci a vedere.» Non sembra ancora del tutto convinto, ma neppure intenzionato a respingere ciò che lei gli sta offrendo. «Farò del mio meglio per non renderti il lavoro impossibile. Nessuna promessa, però. Ho anch’io una vocazione, e pare consista nel complicare le cose nel momento meno opportuno.» Quando Alynrae torna a parlare di limiti, Dorian segue per un istante la direzione del suo sguardo. «Aggirarli è già un modo di varcarli.» osserva. «Forse più elegante. Certamente meno rumoroso.» Inclina il capo verso di lei. «E a quanto pare dovremo imparare entrambi a scegliere quando sia meglio attraversare una porta e quando cercare una finestra lasciata aperta da qualcuno poco prudente.» Il nome di Brassard gli fa piegare le labbra in un sorriso subito più vispo. «Buon’anima?» ripete, assaporando l’espressione con un’evidente diffidenza. «Non sapevo che fosse già morto. O che tu avessi deciso di anticipare tanto generosamente il cordoglio.» Si stacca appena dalla ringhiera, voltandosi un poco di più verso di lei. «Insegnarti a contare fino a dieci mi sembra comunque un proposito coraggioso. Potrei provare anche io, in certi casi mi avrebbe salvato la reputazione.» La studia con finta serietà, come se stesse davvero valutando la fattibilità dell’impresa. «Dieci secondi non basteranno. Ma potrebbero essere sufficienti perché qualcun altro capisca che è il momento di intervenire, cambiare argomento o allontanare gli oggetti contundenti.» Lo sguardo scende sulla falce e torna subito agli occhi rossi di Lyn. «Nel tuo caso suggerirei tutte e tre le cose.»

23:46Alynrae esegue un check di Autocontrollo a tier #5: 1d20 = 3 ottiene un risultato pessimo

00:01Alynrae: Che Dorian non trovi subito argomenti con cui replicare pare lasciarla discretamente soddisfatta, tant’è che si ritrova a stendere le labbra in un sorriso quieto, ai limiti del sornione. Un piglio che intacca anche la breve alzata di spalle che segue, mentre gli soffia che: «è la vita che ho scelto. È un po’ una merda certi giorni, quando tira st’aria qui. ma penso che sia una delle poche cose—che non scambierei con niente al mondo.» e, sulla scia di quella constatazione, non farebbe altro che focalizzare la sua attenzione su quello che segue. Tipo che non ha molto senso discutere con lei su quello che riesce a vedere. «heh. Impari in fretta. e va bene così: le promesse in certi casi sono quasi sopravvalutate.» corruga la fronte, dopo essersi schiusa in quel modo. se ne rimane silenziosa per qualche altro momento. Quindi si ritrova a piegare la testa in un paio di cenni di assenso, mentre si parla di varchi, limiti, cose da aggirare, di vie poco convenzionali. «sarà divertente, che dici?» e ha proprio l’aria di esserne convinta. Di lì—niente, Lyn sta lì che sta sorridendo, poi Dorian va avanti a parlare e a vederla così l’impressione potrebbe essere quella di un nervo calpestato in modo un po’ improvviso perché è sufficiente accogliere la chiosa successiva, quella in risposta al suo ‘buon’anima’, perché il sorriso le si congeli sulla faccia e accenni a sfaldarsi. Ora, non è un mistero che tendenzialmente sia una persona abbastanza trasparente, solo che in quel momento è una cosa buffamente plateale. Che quell’associazione di parole lì non le piace, che la sta incamerando come l’avessero appena punta con uno spillo. Tre, quattro secondi. Poi si riscuote e torna la solita: battuta pronta, sorrisi guizzanti. «sai com’è, vista la missione che s’è accollato. Mi porto avanti, hah..!» Ci sono propositi coraggiosi, peraltro, in cui potrebbe cimentarsi anche Dorian. Lei si rigira per fronteggiarlo anche col resto del corpo, s’impettisce, tira un po’ su il mento. Lui se la soppesa come a valutare la fattibilità dell’impresa, lei se lo soppesa come a valutare se il maestro avrebbe le carte in regola. «ahn-ahn. Ci sentiamo temerari, Recluta? Potrei prendere la tua offerta come valida. Te la rischi?» quanto al suo elenco, invece. annuisce a tutto. «… buona idea. Vale la pena segnalare che spesso buona parte del problema è che … sono io l’oggetto contundente—è meglio tipo tenermi le mani bloccate, seh.»

00:06Dorian esegue un check di Empatia a tier #5: 1d20 = 15 ottiene un risultato normale

00:14Dorian: Il modo in cui il sorriso di Alynrae si arresta non dovrebbe passare inosservato. Resta fermo per quei pochi secondi, abbastanza da comprendere di aver urtato qualcosa senza sapere con precisione quanto faccia male. La vivacità gli scivola via dal volto prima ancora che lei riesca a rimettere insieme la propria battuta. «No.» La interrompe piano, senza sovrapporsi davvero. «Quella era pessima.» Non prova a salvarla con una spiegazione, né a sostenere che non intendesse ciò che ha detto. Abbassa appena il mento in una forma di scuse semplice, priva di teatralità. Ed il come lo fa sembra essere uno di quei classici momenti da dieci secondi di cui parla. «Brassard è in missione. E io avrei dovuto scegliere parole migliori. Mi dispiace.» Non le chiede cosa ci sia dietro quella reazione e non tenta di trattenerla nel momento in cui lei torna a sorridere. Accetta il cambio di passo come la possibilità che gli sta concedendo, anche se lo sguardo rimane su di lei un istante più attento di prima. «In ogni caso, spero che torni per verificare personalmente i risultati delle sue lezioni.» aggiunge soltanto, con un tono più quieto. Quando Lyn si gira a fronteggiarlo e gli domanda se sia disposto a rischiare, Dorian recupera lentamente il sorriso. Si stacca del tutto dalla ringhiera e si volta a sua volta, infilando le mani nelle tasche della giacca come se volesse dimostrare fin da subito di non avere intenzioni ostili. «Temerario no. Abbiamo stabilito che tengo alla mia pelle.» Inclina appena il capo, studiando l’aria marziale che lei si è ricucita addosso. «Ma sono curioso di scoprire se dieci secondi possano davvero cambiare il destino di una stanza. Quindi sì, considero valida l’offerta.» La precisazione sull’oggetto contundente gli fa abbassare lo sguardo sulle mani di lei, poi sulla falce alle sue spalle. «Capisco. Questo complica il protocollo.» riflette con una serietà evidentemente fasulla. Solleva di nuovo gli occhi sui suoi. «Il problema è che dovrei avvicinarmi abbastanza da riuscirci. E tu hai spiegato poco fa che alla Fossa non ci sono regole e si esce orizzontali quando non si presta attenzione.» Una pausa, accompagnata da un sorriso più aperto. Intanto, il cielo inizia a diradarsi, cosa che sembra non passare inosservata. Le gocce che ancora cadono sono solo quelle rimate intrappolate sul parapetto, ma lentamente il cielo torna terso.

00:28Alynrae: C’è un altro ‘no’, da parte di Dorian, che pare coglierla ancora più impreparata del precedente. Finisce che lei se ne rimane a guardarlo per una buona manciata di istanti, accennando a schiudere le labbra come fosse sul punto di dire qualcosa, solo che sulle prime non lo fa—lascia spazio alle scuse di lui, invece. accenna a scuotere la testa un paio di volte, finisce col soffiargli un «ma no, no. ci scherziamo sempre su questo tipo di cose, che magari è un po’ macabro, ma alla fine ognuno fa i conti con questa vita come meglio riesce, no? anche così.» «e poi – pft – tornare direi che torna, letteralmente mi serve in missione … domani. Andiamo a caccia di feralcani- cioè, a caccia. A cercare di capire se c’è qualche movimento o traccia anomala, magari se riusciamo a scoprire cos’è che li ha spinti verso il villaggio dei rettilomorfi riusciamo ad avere qualche risposta in più anche su che cosa avrebbe potuto mettere in difficoltà i nostri Esploratori, o l’avamposto in sé.» è tornata normale, pare—s’è fatta meditabonda, sta di nuovo lì che rimugina. Finisce col gettargli un’altra occhiata di sotto in su, mugugnando che «penso di sì, sai. Che certe cose sarebbero un sacco diverse, nel bene e nel male. Se prima contassimo.» constata, corrugando brevemente la fronte. «chk. Sì. protocollo complicato penso mi si addica abbastanza, come spiegazione. Ma per quello che vale non ti chiederei mai di fare una cosa del genere alla Fossa, nell’arena intendo. Lì, anzi, è uno dei pochi posti in cui mi sento libera veramente, perché non devo filtrare nulla. Ci sono solo io, e chi combatte con me. Ci sono le mie capacità, c’è quello che *so* fare affermato senza mezzi termini. Niente trucchi, niente inganni – magari qualcuno che non gioca pulito si trova, ma non mi succede così spesso, ecco. Niente che se dico io una certa cosa vale meno perché ho questi occhi, perché vengo da dove vengo, perché sto antipatica a pincopanco. A volte è quello che mi manca, fuori. … ma ci sto lavorando, dico davvero. sono molto, molto più misurata di com’ero quand’ero ragazza.» E’ diverso, il cielo. Non sembra sfuggire nemmeno a lei. che infatti si sporge un po’ oltre la tettoia, inspirando a pieni polmoni.

00:42Dorian: Ascolta la spiegazione sulla missione senza interromperla, ma il riferimento ai feralcani gli fa raddrizzare appena il capo. «Allora spero che torniate entrambi, almeno con abbastanza pazienza da completare la lezione.» commenta, lasciando che il tono leggero chiuda definitivamente la gaffe di prima. «E possibilmente con qualche traccia utile. Se qualcosa li ha spinti verso il villaggio, potrebbe essere lo stesso elemento che continua a sfuggirci ogni volta che proviamo a ricostruire quella storia.» Quando Alynrae parla della Fossa, però, smette di cercare collegamenti e torna ad ascoltare soltanto lei. Non prova a contraddirla quando sostiene di essere diventata più misurata. Un angolo della bocca si solleva appena. «Non ti ho conosciuta da ragazza, quindi non possiedo dati sufficienti per valutare i progressi.» osserva. «Ma posso confermare che, al momento, il protocollo complicato funziona sorprendentemente bene.» La segue con lo sguardo quando si sporge oltre la tettoia. Solleva a sua volta il viso verso il cielo, lasciando che la nuca si appoggi appena al bordo del riparo. La pioggia sembra essersi fatta più rada e tra le nuvole cominciano ad aprirsi spazi abbastanza larghi da lasciar intravedere qualche stella. Per una volta non cerca subito qualcosa da annotare, né porta la mano al taccuino. «È bello.» concorda piano. Rimane così per alcuni istanti, con gli occhi rivolti in alto e il rumore del Varco ormai ridotto a una presenza distante. Poi aggiunge, con la stessa naturalezza con cui avrebbe potuto indicare una costellazione: «E comunque mi piaci, Alynrae. Come persona.» Non si volta verso di lei e non sembra attendere una risposta particolare. «Non credo che il colore dei tuoi occhi renda meno vero quello che dici, né meno importante quello che fai. E da dove vieni non cambierà il modo in cui ti guardo. Di certo non diventerà qualcosa da usare contro di te.» Un angolo della bocca si solleva. «Quanto al chiasso, quello temo faccia parte del motivo per cui la tua compagnia non è mai noiosa.» Non aggiunge altro. Resta lì sotto la tettoia, lo sguardo ancora rivolto al cielo che lentamente si schiarisce, lasciando che quella frase rimanga dov’è caduta, senza tentare di spiegarla o renderla meno semplice. Aspetta accanto a lei finché non arriva il momento di rientrare.||

00:58Alynrae: «Certo che torniamo. E tornerà anche la nostra nuova compagna geomis—l’hai conosciuta? Si chiama Okuleh, secondo me la troveresti un sacco interessante! Non se ne vedono tanti di geomis fuori dal villaggio, ormai. È un peccato.» ciarla, cinguetta, accenna a ricomporsi giusto nel momento in cui si torna a parlare dei feralcani. E delle tracce che si potrebbero trovare. «speriamo. Questa—gente delle Radici Eterne forse c’entra qualcosa. o magari i predoni che non abbiamo più visto. O magari … ouff. Non lo so. Ma spero torneremo indietro con un rapporto un po’ più fitto di un: non c’era niente.» Ancora. L’altro non l’ha conosciuta, da ragazza. Lei si ritrova a ruotare il muso, gettandogli addosso una sguardata di sguincio, il resto lo fa un sorriso aguzzo che assomiglia più che altro a quella di una ragazzetta colta in flagrante a fare chissà quale marachella: qualcosa che decisamente si abbina bene al constatare che «ero una fottuta teppista. Penso che ho fatto venire tanti di quei capelli bianchi al Preside Argo..! Ma alla fine quasi mi voleva bene, direi.» addio sorriso da teppista, benvenuti occhi luccicanti—ha il piglio stupidamente preso di chi sta parlando di uno dei suoi eroi, una spennellata di orgoglio a impastarne l’espressione che rischia di lasciar a intendere che di quell’ipotesi- del fatto che le volesse almeno un po’ di bene- sia convinta davvero. Il protocollo complicato, in tutto questo, funziona sorprendentemente bene. «ti ringrazio.» una chiosa mansueta, morbida. Il cielo, poi. Alynrae se lo guarda come volesse berselo tutto: ha l’aria d’essere il genere di spettacolo di cui non si sazia mai davvero. E’ bello. E lei a Dorian piace, comunque, come persona. Nemmeno lei si volta verso di lui. C’è solo un intermezzo scucito con la solita spiccata naturalezza, e che si traduce in un «anche tu.» schiuso tutt’altro che come un convenevole. O tutt’altro che sbrigativo, a prescindere dalla brevità della chiosa. Si direbbe, piuttosto, una constatazione diretta. Priva di fronzoli, una verità incasellata in un momento di silenzio, prima che Dorian ceda il passo a quella serie di constatazioni. Non risponde a nessuna, le ha sentite tutte. Ha gli occhi che si sono fatti più brillanti un’altra volta. E ha soltanto da ribadire quel: «… anche tu.» come per sincerarsi che l’altro non se lo sia perso. Senza tentare di spiegarsi, o di rendere tutto meno semplice. Starà solo lì accanto a Dorian ancora per un po’, a guardare le stelle che ricominciano ad affacciarsi in quella distesa scura, fino a quando non si risolveranno a rientrare. ||